Chirurgia estetica e tasse: un legame sempre più stretto

Non molti anni fa la chirurgia estetica era ancora sottoposta ad un regime fiscale favorevole, che consentiva la detrazione delle spese sostenute per gli interventi chirurgici dalla propria dichiarazione dei redditi. Al momento, la tendenza generale (che include la situazione italiana) è quella di non consentire alcuna detrazione delle spese sostenute per chirurgia estetica, essendo queste considerate voluttuarie. Si tratta di un atteggiamento condivisibile, che ha tuttavia segnato l' inizio di una maggiore aggressività fiscale da parte dei governi nei confronti della chirurgia estetica.

Il caso del New Jersey

Lo stato del New Jersey ha introdotto, nel 2004, una tassa del 6% sugli interventi di chirurgia estetica. Nonostante la tassa sia molto impopolare ed abbia sicuramente danneggiato i chirurghi estetici del New Jersey rispetto a quelli del vicino stato di New York, l' importo raccolto per effetto della tassazione nel 2006 è stimabile intorno agli undici milioni di dollari, ed ha spinto altri stati a proporre l' introduzione della tassa sulla chirurgia estetica, che ormai comincia ad avere il nome specifico di Bo-Tax. L' ultimo arrivato è lo stato del Minnesota, che sta pensando di introdurre la tassazione al 6.5%.

L' eccezione della Corea del Sud

La Corea del Sud sta vivendo un vero boom della chirurgia estetica (il 61.5% delle donne in età tra i 25 e 29 anni ha avuto almeno un intervento di chirurgia estetica), e questo ha spinto i governanti a mantenere la detraibilità fiscale delle spese sostenute per gli interventi. In questo vero e proprio 'paradiso fiscale dell' estetica' è anche possibile detrarre le spese sostenute per gli integratori alimentari, la chirurgia correttiva della miopia e l' odontoiatria estetica.

La situazione italiana

Il nostro Ministero delle Finanze ha chiarito la sua posizione nei confronti della chirurgia estetica in una circolare interpretativa dove si legge: “va osservato come rientrino tra le spese chirurgiche deducibili solamente le spese per gli interventi ritenuti necessari per il recupero alla normalità sanitaria e funzionale della persona, con esclusione degli interventi di chirurgia estetica”, precisando poi che “Tale limitazione .... non riguarda gli interventi di chirurgia plastica purchè diretti ad eliminare deformità funzionali o estetiche particolarmente deturpanti”.
In pratica, ci resta soltanto la consolazione di non dover pagare l' IVA sulla chirurgia estetica, che fino a prova contraria resta ancora classificata come prestazione medica, e ne è quindi esente...

Link utili

Il 77% delle donne coreane vuole un intervento di chirurgia estetica

Circolare del Ministero delle Finanze (23.04.1981 n.14 – Parte 2)

La Bo-Tax del new Jersey

Data di prima pubblicazione di questo articolo: Febbraio 2007